Hotel Luna — Una telefonata da ricordare

Hotel Luna — Una telefonata da ricordare
Era il 1990.
Ero al “Mister Hart”, il mitico studio di via Piedigrotta. Stavamo mixando, come al solito, quando squilla il telefono.
Rispondo… e dall’altro capo sento la voce di Marzio Benelli.
Marzio l’avevo conosciuto un paio d’anni prima, a Firenze, durante le registrazioni dei primi due brani degli Zooming on the Zoo.
Ci eravamo incontrati allo “Studio M” di Calenzano: lui era chitarrista, come me, e lavorava con una Soundcraft TS24, un mixer a 48 canali con automazione EvaMix.
Un gioiellino tutto italiano, molto avanti per i tempi. Un po’ recalcitrante, sì, ma ci aveva dato grandi soddisfazioni.
Marzio non chiamava mai per caso.
Mi dice: «Senti, sto cercando qualcuno che possa fare da programmatore per una pianista americana. Una certa Susan Ciani.»
Resto un attimo in silenzio.
Susan Ciani! La conoscevo bene, almeno per fama. L’avevo seguita, ammirata per il suo lavoro con i sintetizzatori, per la sua musica elettronica elegante e visionaria.
Gli rispondo al volo: «Sì, certo che mi interessa!»
E lui: «Ma tu conosci il Performer della MOTU?»
Io rido, e gli dico che l’avevo usato da poco, durante le registrazioni di Bugie Colorate, il primo album dei Panoramics.
Li avevo conosciuti durante un’altra sessione, quella di Estrellita, la colonna sonora della prima opera video di Mario Martone.
E in quell’occasione avevo anche incontrato Gabriella Rinaldi — che poi sarebbe diventata mia moglie, e la voce degli Zooming on the Zoo.
Richiudo la telefonata con Marzio, e poco dopo, come promesso, mi chiama Susan.
La cosa buffa è che qualche mese prima avevo letto un articolo su di lei su Keyboard, la rivista che riuscivo a procurarmi con fatica all’edicola davanti al porto, in piazza del Municipio.
In copertina c’era proprio lei, e dentro si parlava dei suoi jingles per la Coca-Cola e di come aveva costruito il suo studio a Manhattan.
Ricordo che, sfogliando quelle pagine, avevo pensato: Certo che mi piacerebbe lavorare con lei, un giorno.
E adesso, eccomi lì.
Susan mi invita a Capri.
Ci vediamo in piazzetta, prendiamo un caffè, poi andiamo insieme alla villa che aveva affittato per lavorare con calma al suo nuovo album di musica “ambient”.
Appena entro nel salone resto senza parole: davanti a me, una finestra spalancata sui Faraglioni e un piccolo paradiso tecnologico montato lì, nel cuore di Capri.
Expander MIDI ovunque — Korg M1, Yamaha TX7, E-MU Proteus… —, un pianoforte Yamaha Disklavier capace di registrare e riprodurre in MIDI ogni tocco, un Macintosh SE/30, un’interfaccia MOTU, un patch bay digitale.
E poi un mixer digitale DM7, all’avanguardia per i tempi.
Capisco subito che dovrò lavorare con Performer, uno dei primi sequencer MIDI per Mac.
Io ero abituato al Notator su Atari, quindi chiedo un po’ di tempo per prendere confidenza col programma.
Dopo pranzo cominciamo la prima sessione. Tutto fila liscio.
Lavoriamo in armonia, come se ci conoscessimo da sempre.
Stabiliamo il compenso — non senza un po’ di trattativa, ovviamente — e iniziamo sul serio.
Sono stati ventidue giorni intensi.
Bisognava registrare ogni parametro, ogni memoria del mixer, per poter poi richiamare tutto in fase di finalizzazione.
Ventidue giorni di musica, di concentrazione, di risate, e di tramonti mozzafiato su quei Faraglioni che sembravano guardarci suonare.
Alla fine, Hotel Luna esce.
L’album viene nominato ai Grammy Awards — una gioia immensa, per Susan e per tutti noi.
E da quella storia nasce anche un’altra opportunità: conosco il team dello Studio Capri Digital, che stava per aprire.
A settembre del 1990 mi assumono come tecnico del suono ed esperto MIDI.
Ed è lì che comincia davvero una nuova avventura, in uno degli studi più importanti del mondo.
A ripensarci oggi, sembra tutto un sogno.
Una telefonata arrivata per caso, un incontro in piazzetta, e un’estate che ha cambiato per sempre la mia vita.





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